lunedì, 22 giugno 2009
Femme Fatale
La divina compie gli anni e cerca di essere il più serena possibile nel giorno del suo genetliaco. Ormai è come se si trattasse di una festa nazionale. Tutti le sincerano il loro amore e la loro devozione. Tutti la chiamano perché temono di essere puniti. Ma da tempo non le interessa più fare le liste nere. Ognuno è libero di dimenticare la festa della divina. Lo fa per prima lei. Anzi è arrivata a capire che le divine non festeggiano il compleanno, sono eterne.
Alla vigilia della sua festa ha aspettato la mezzanotte come Joan Crawford alla vigilia del suo Oscar per Il romanzo di Mildred. Tutti a casa, servitù compresa ad aspettare il giorno tanto atteso. Per accontentare la fedele serva Sarahjane ha anche spento le candeline. La povera sguattera aveva sgobbato tutto il giorno per prepararle la tanto desiderata Torta Sacher. “Bisogna premiare l’infinita devozione", si è ripetuta tra sé.
Ha aperto una bottiglia di champagne millesimèe e ha brindato con la schiera di persone intime ammesse al santuario.
Poi ha mandato tutti a letto.
L’indomani mattina, il suo pubblico aspettava famelico l’arrivo della sua diletta signora. Si è fatta attendere ma poi si è concessa come farebbe qualsiasi star del cinema. Acconciatura perfetta, toilette griffata Paul Smith, acqua di profumo al melograno dell’Officina di Santa Maria Novella, mocassini Tod’s.
Ha concesso le sue guance ai baci esagerati, ha gioito quando qualche maschio muscoloso le ha concesso attenzioni esageratamente virili, insomma ha recitato bene la parte.
La madre, lontana, ascoltando la sua voce al telefono, si è rassicurata sentendola esageratamente fanatica . Almeno per un giorno la depressione era stata scongiurata.
Quando è tornata a casa, la sua stanza sembrava la cappella di una chiesa per i numerosi bouquet di fiori ricevuti. Ha letto distrattamente i bigliettini, ha tenuto per sé le rose regalatale dal padre e poi ha garbatamente chiesto a Sarajane di portare gli altri omaggi in chiesa.
Dei suoi uomini nessuna traccia. Prima che lei lo decidesse si sono dimenticati di lei
Ecco cosa sei si è ripetuta:eterna Regina senza il suo Re in perpetua ricerca del Regno di Sé, ricordando la frase giuntale da una sua amica su Facebook.
E’ uscita per fare due passi ed ha pensato: "Nonostante la tua bellezza sfolgorante sei entrata nel mito delle irraggiungibili. La tua albagia è voluttuosamente sofisticata.La gente ti sente lontana. Gli uomini si arrendono prima ancora di cimentarsi con il corteggiamento. E’ così che si sentono le leggende??"
Per sfatare qualsiasi pensiero negativo si è recata dal suo fioraio ed ha ordinato al garzone, segretamente innamorato di lei, tre piante di pervinche rosa. Lui balbettava come se fosse stato scoperto con le mani nella marmellata. Tutte le mattine, infatti, incontra la divina e la guarda con desiderio fino a quando non scompare all’orizzonte. Mai una parola fino al giorno del compleanno.
Finalmente i sogni dell’adorante uomo si sono realizzati. La star si è materializzata e gli ha chiesto dei fiori. Gli ha stretto la mano ed è uscita dalla bottega sentendosi spogliata da quegli occhi intrisi di timidezza.
Anche le divine posso compiere delle buone azioni.Al cavolo le ubbie da post-romantiche.

Postato da:santin
alle 21:55
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domenica, 31 maggio 2009
Santa Pazienza
La diva ha conosciuto una signora speciale, che l'ha molto emozionata. Ha letto il suo libro ed è rimasta molto colpita dalla vita di Raffaella Marchese , questo il nome della protagonista della storia di questo mese, una vita di sacrifici, di dolore, di grandi smarrimenti ma anche di grande amore.
La sua voce regala serenità. E 'una donna che ha sofferto tanto, lo si avverte immediatamente. ma la cosa che colpisce di più è che lei non è diventata cattiva, la sua sensibilità è rimasta intatta, la sua generosità nei confronti del prossimo, quella che l'ha portata da Battipaglia ad attraversare l'Italia per crescere la sua famiglia, è sempre lì che ti aspetta a braccia aperte.
Di pazienza, Raffaella ne ha avuta tanta. Ha sopportato in silenzio per molti anni un marito che non è riuscito mai ad accarezzarla, che l’ ha mortificata e che l’ ha tradita. Lei è rimasta in silenzio, ha cresciuto tre figli, ha mantenuto saldo un matrimonio, perché da donna del sud, la famiglia veniva al primo posto e ai figli bisognava dare il buon esempio.
L’amore per i suoi figli è stato ed è più importante della sua infelicità.
Solo dopo il matrimonio dei suoi tre figli, Raffaella ha trovato il coraggio di lasciare il marito. “Dovevo liberare il mio cuore da quegli incubi che sapevano di muffa e laceravano i miei battiti….Non puoi costringermi a rimanere, Peppino!Dammi la libertà di volare, fammi vivere un po’, desidero studiare…imparare tante cose”.
Studiare. Il sogno di Raffaella è stato sempre quello di studiare. Da piccola non l’ ha potuto fare. In famiglia serviva qualcuno che aiutasse il papà nel bar a Battipaglia. E lei si svegliava tutti i giorni alle quattro del mattino per aiutare a mandare avanti l’attività di famiglia.
Un papà amorevole con cui sorseggiava il primo caffè, una madre che non era mai riuscita a stringerla a sé, una sorella affettuosa, un fratello poco presente.
Poi il matrimonio infelice. Lui, il marito, durante il viaggio di nozze passava le ore a giocare con i cognati, oppure andava a giocare a carte con gli amici.
“Guardai in faccia alla realtà: dovevo accettare mio marito col suo carattere per il suo verso”
Pochi rapporti intimi e meccanici.. Ricordo che una sera, sposati da un mese, mentre eravamo a letto mi venne l’istinto di abbracciarlo; non l’avessi mai fatto. Mi respinse con modi volgari, dicendomi: “Se non ti basta, ti porto in caserma dai miei colleghi. Da quella notte ho cercato di reprimere la donna che c’è in me e vivere solo per essere la sua serva”.
Arrivarono i figli. Antonino, Ernesto e Francesco. E con loro i tradimenti.
“Non soffrivo più per il comportamento di mio marito, mi sentivo solo mamma. Il ruolo di moglie non esisteva più per me…Ho cresciuto i miei figli secondo il mio istinto, senza ricchezza, senza nessuno. La loro ricchezza era la mia presenza, il loro riferimento era la nostra complicità in ogni parola, in tutto l’insieme di educazione e rispetto”
Raffaella inizia a scrivere in quegli anni, durante i pomeriggi in cui i figli studiavano. Si mettevano tutti intorno al tavolo in cucina. “Scrivevo i miei pensieri, le mie sensazioni, riempivo pagine intere del diario per fermare in qualche modo i miei sentimenti. A volte facevo finta di non capire il significato di qualche parola per farmelo spiegare da loro, per farli sentire importanti. In quei momenti mi sentivo bambina e mi facevo crescere dal loro amore…”
Nonostante il lavoro da casalinga, Raffaella riesce a prendere la licenza media e poi la patente. Qualche anno fa si è iscritta anche all’ Università Popolare e ha poi iniziato a scrivere libri. “La bambina del bar è diventata moglie e poi madre di tre figli meravigliosi e poi si è dedicata alla scrittura”
Il suo libro racconta di una donna che ha trovato la sua felicità nella scrittura e nella libertà da un marito che non l’ ha capita.” Il libro è dedicato a tutte le donne come me. A 80 anni si può ancora scrivere, si può volare, si può tornare a ridere”.
Postato da:santin
alle 22:12
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giovedì, 30 aprile 2009
Parigi o cara!
Si racconta che durante le riprese di Medea, Maria Callas si sia innamorata del Giasone Pasolini.
Nell’ambiente cinematografico e non solo, l’omosessualità del regista era piuttosto nota, ma alla Divina quell’uomo piaceva, si sentiva amata perché lui l’aveva messa su di un altare come una madonna.
Se ci penso, un mese fa stava per capitarmi una cosa del genere.
La diva che in me si è imbattuta in uno scrittore, ne è rimasta ammaliata ed ha iniziato a volare basso con la fantasia, paragonandosi non al grande soprano, vestita da Biki e ingioiellata da Cartier, ma a Carrie di Sex&thecity che si innamora di uno scrittore un po’ frustrato, Berger, iniziando un love’s affair piuttosto disastroso.
Ma prima ancora che le intermittenze del cuore prendessero quota, ha bloccato qualsiasi progetto di innamoramento.Leggendo infatti con grande accanimento il romanzo dello scrittore emergente si è imbattuta nel coming out del novello Fitzgerald Scott ed è naufragata nella depressione più cupa.
Anche lui ècome lei. "Che orrore,!!!!" si è detta, mangiando avidamente lamponi conditi con un pò di limone e zucchero di canna.
“Sei così donna che anche Leopoldo Mastelloni accanto a te può sembrare un maschio con i controcoglioni”, le ha squittito la perfida assistente Alexis accorsa col lexotan e un bouquet di calle e gladioli bianchi (le piacciono i gladioli e non si vergogna di apparire così antica).
La diva allora ha deciso di cambiare aria, parte per Parigi, come fece tanto tempo fa Sabrina per dimenticare David Larrabee interpretato da un meraviglioso William Holden.
Lei , invece ha un solo obiettivo: conquistare la città e profumarsi di 1000 di Jean Patou, introvabile da anni in Italia.
Ha sempre sognato di andare a Parigi con l’uomo giusto, ma poiché le sue stagioni sentimentali sono state sempre attraversate da uragani, e l’età è quello che è, ha deciso di partire lo stesso alla volta della ville lumière con la sua assitente Alexis, Soraya e Capucine.
"Sapete che cosa si fa il primo giorno che si è a Parigi? Ci si procura un po' di pioggia. Una pioggia che non sia troppo forte, però. E una persona veramente carina, con la quale girare in taxi per il Bois de Boulogne. La pioggia è importante, perché essa dà a Parigi un profumo speciale. Son le castagne bagnate, dicono. " (Audrey Hepburn, Sabrina,Billy Wilder)

Postato da:santin
alle 13:40
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domenica, 29 marzo 2009
Voglio essere una musa
Il desiderio più grande di una diva è quello di essere una musa, di essere fonte d’ispirazione per qualcuno e di rimanere per sempre nella storia.
Che sia un rossetto, un affresco, un personaggio di un romanzo, tutto può andar bene. Ad esempio non so quanto darei per essere come la modella degli anni 40 Dorian Leigh Parker che ispirò a Truman Capote il personaggio di Holly Golightly. Capote la soprannominò Happy-Go-Lucky, una sorta di sintesi fra felice e fortunella: da lì alla Holly di Colazione da Tiffany il passo fu elegante e brevissimo.
Oggi è piuttosto difficile essere una musa, forse non ne vale più la pena, ma sentirsi dire da uno scrittore, un regista, pittore che sta creando qualcosa grazie a te, credo sia un’esperienza unica, meglio di un orgasmo avuto con l’attore di soap opera che hai rincorso da una vita e che cede alle tue lusinghe nel momento in cui, volente o nolente sei passata all’attore di fiction.
Questa idea fissa l’ho avuta da sempre.
Ho invidiato ad esempio Luigia Pallavicini a cui il Foscolo dedicò l’ode soltanto perché caduta da cavallo nel lontano 1800,o ancora Madame Arnoux ossessione platonica di Frédéric Moreau nell’ Educazione sentimentale di Flaubert, una donna che solo grazie al potere del suo sguardo riesce a tenere stretto a sé, per più di 500 pagine, uno sbarbatello di provincia senza cedere mai alle brame voluttuose della carne.
Ma poi ho scoperto che hanno dedicato una rosa a Gina Lollobrigida, che esiste il diamante Taylor/Burton, uno dei tanti che l’attore regalava alla sua adorata amica di sbronze, che ben due borse di Hermes hanno i nomi di due grandi icone del passato Grace Kelly e Jane Birkin e mi sono perfino commossa nel vedere la Carmen che Roland Petit coreografò per la sua amatissima Zizi Jeanmaire.
Il mondo è pieno di icone mi sono detto, bisogna darsi da fare. Ho amato alla follia Inès de la Fressange per Chanel e Isabelli Rossellini per Lancome. Ho desiderato per anni fare il loro lavoro ma purtroppo non sono riuscito a farmi dedicare nemmeno un cocktail dal mio barista preferito. Eppure mi sono prodigato per non so quanto tempo al suo esagerato arnese, dietro al bancone del bar…A volte l’ingratitudine è la peggior offesa che si possa ricevere. Ed io che pensavo al mio nome accostato al famoso Cosmopolitan di Sex&thecity nei migliori ricettari esposti alla Feltrinelli.
Sorrido nel raccontare l’episodio ma poi cambio umore quando mi sento dire dalla mia perfida assistente Alexis che non bevo alcolici da quando ho scoperto al liceo, leggendo Cioè, che l’alcool fa ingrassare. Allora la fulmino con uno sguardo e la apostrofo con un "Taci beota, stai dicendo che sono una vecchiaccia???”
Poi ho scoperto che anche i profumieri hanno avuto le loro muse e sono letteralmente impazzita. Ho invidiato Audrey Hepburn a cui hanno dedicato ben due profumi L’Interdit di Givenchy e lo Spring Flower di Creed ma anche Cary Grant per cui fu realizzato sempre da Creed il Green irish tweed, usato oggi anche da George Clooney.
La stessa Violetta di Parma fu creata nel lontano 1800 per Maria Luigia, seconda moglie di Napoleone Buonaparte, Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla dal 1816 al 1847 e amante della violetta dorosa. Fu lei ad incoraggiare e a sostenere le ricerce dei frati del Convento dell'Annunciata,che, dopo un lungo e paziente lavoro, riuscirono ad ottenere dalla violetta e dalle sue foglie un'essenza del tutto uguale a quella del fiore.
Ho capito così che più di un libro, di un film, di un balletto voglio che mi si dedichi un profumo.
Era il lontano 1993 e il grande Yves Saint Laurent lanciò sul mercato un profumo meraviglioso, dal nome evocativo di Champagne. La diva accorse come una dannata in profumeria per accaparrarsi la boccetta meravigliosa color oro, spendendo tutti i soldi contenuti nel salvadanaio a forma di maiale regalatole dall’amica cafona di provincia. Era così orgogliosa dell’acquisto che fu costretta a cederlo alla madre perché all’epoca bisognava mantenere un certo contegno: un ragazzo se pur raffinato non poteva certo indossare un profumo femminile. A malincuore annusava nell’aria la fragranza cipriata e in cuor suo ripeteva che l’unica donna che avrebbe potuto indossarlo sarebbe stata soltanto lei.
Ad un certo punto della sua grama esistenza, le giunse la notizia che Saint Laurent avrebbe dovuto cambiare nome al profumo perché i produttori dello Champagne erano insorti, dicendo che tale nome non poteva essere usato. La diva in fasce,(perché all’epoca era soltanto l’ombra di quel che è diventata grazie all’education du charme della capitale) non aspettava altro e scrisse una bella lettera a Monsieur Yves chiedendogli con toni piuttosto supplichevoli di chiamare il profumo semplicemente Santin.
Chissà quale fu la reazione del Maestro, so di sicuro che Champagne fu rilanciato con il nome di Yvresse e che per anni ho desiderato di indossare solo quel profumo.
Credo che non arriveranno mai a dedicarmi un profumo, ma mi piacerebbe essere descritta così:
"E’ una donna imprevedibile ma, in realtà, di una semplicità disarmante. ..Alterna il riso alle lacrime… Profondamente umana, disprezza gli esseri umani e nel contempo li ama: attraversa con lo sguardo chi non le piace come se fosse trasparente. Accetta senza problemi il dolore e la perdita, ma di fronte alla felicità non sa come reagire” (Elsa Schiapparelli, Shoking Life, Alet)

Postato da:santin
alle 16:07
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sabato, 28 febbraio 2009
Il giardino segreto
Il freddo vento del nord se l’è portata via.
La signora delle ortensie, la nonna della campagna è volata via, senza salutare. Lei che non ha mai amato gli addii, lei che con grande difficoltà ti salutava con la mano dietro la porta a vetri ingoiando lacrime e accennando un sorriso ha abbandonato i suoi fiori, la sua vita, i suoi ricordi.
E' andata via con il suo profumo di pulito al sapone di marsiglia, accompagnata per l'ultima volta verso la chiesa, dalle amiche della congrega del Sacro Cuore. "Quando muio, ripeteva, il feretro deve essere seguito dalle donne vestite di blue dell'associazione. Non voglio altro." A volte parlavamo anche di questo, dei nostri funerali. Io invece quando pensavo al mio, lo immaginavo come quello nel film dell'Oro di Napoli, con i bambini del collegio nel corteo, e i confetti buttati per terra.
Era la nonna del mio giardino segreto. Avevo letto il libro della Burnett,la storia di Mary, Dickon e Colin, regalo della nonna di città, ed ero infervorato. Volevo a tutti i costi un mio giardino. Lei per conquistarmi (Tra le due nonne c’era una sfida all’ultimo sangue per ottenere la mia completa devozione. A me non hanno mai chiesto vuoi più bene al papà o alla mamma. A me hanno sempre chiesto quale delle due nonne amassi di più) mi aiutò a fare il giardino. Piantammo insieme viole mammole, margherite, ranucoli e giaggioli blu. Quelli bianchi erano troppo comuni, mi ripeteva, non fanno al tuo caso. Anno dopo anno eravamo orgogliosi del risultato..Avremmo dovuto raccogliere le viole anche quest’anno, ma non abbiamo fatto in tempo.
Così come non abbiamo fatto in tempo a dormire un'altra volta insieme, nel grande lettone "farcito" di lana. Quando andavamo a letto era il momento che preferivo. Era il momento delle storie.
La notte è fatta per parlare, per raccontarsi tutte le cose della giornata..per capire la vita!...(Maria Teresa di Lascia, Passaggio in Ombra, Feltrinelli).
E poi arrivava il sonno. "C' è qualcosa di inquietante nel sonno delle persone che amiamo; qualcosa che, se ci mettiamo all'ascolto, contiene la profezia della loro morte e ci permette di guardarla senza l'orrore della morte vera"(Maria Teresa di Lascia, Passaggio in Ombra, Feltrinelli)
Quando i nonni volano in cielo avverti un gran vuoto. Ti ritrovi adulto senza accorgertene. All’improvviso non sei più il bambino di una volta e nella tua mente inizia a scorrere il film dei ricordi. Vorresti arrestarlo. A volte ti appare sbiadito. Colpa delle lacrime che ingoio. Perché se c’è una cosa che ho imparato da lei, è quella di piangere in silenzio, senza che nessuno se ne accorga. Non amo gli addii. Quando uno si lascia, cambia sempre qualcosa ed io non sono mai pronto a realizzare le conseguenze degli eventi che ci lasciamo alle spalle.
La sua casa con il grande camino, con la famigliola di gatti che impettita l’ha salutata nel suo ultimo giorno, è diventata più fredda. I suoi fiori aspettano la primavera per rinascere. Solo l’albero di mimosa era lì con le suo corolle dorate a colorare questo triste febbraio.
Devo a lei il dono dell’amore verso la natura e la pazienza. La pazienza che ci vuole per aspettare che un bulbo diventi fiore, che un seme diventi albero che un uomo ti inondi con il suo amore.
Oggi ho nostalgia di due cose: delle sue storie, tante, perché lei era una grande salottiera e aveva il piglio della narratrice doc e dei piscialetti, dei piccoli fiori che secondo i racconti popolari ti avrebbero fatto fare la pipì a letto se li avessi raccolti. Io li avevo piantati nel mio giardino segreto e non so quante volte ho infranto le regole per sentirmi ripetere da lei sempre la stessa cosa….
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alle 15:45
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domenica, 25 gennaio 2009
Il posto delle fragole
Passano i giorni e la voglia di scrivere va a farsi benedire…. Ma poi è così difficile ritrovare il filo del discorso…
Inizierò dalla mia fuga natalizia:non potendone più delle tradizioni, della famiglia, delle amiche, sono ritornato a Roma con molto anticipo… Sarò stato l'unico che il primo di gennaio toglieva decorazioni all'abero di natale perchè non sosteneva più le feste e le canzoni di Bing Crosby.
"Perché incaponirsi tanto, mi sono detto, a far finta che nulla sia cambiato, quando l’evidenza ti viene sbattuta in faccia senza neanche tanti complimenti.??"
La favola del bambino amato e desiderato, cresciuto in un posto idilliaco non esiste più.
La paura di essere un sopravvissuto mi fa paura.A che cosa poi?
I terreni intorno alla casa in campagna stanno per essere venduti. Al posto del sentiero delle viole, delle primule e delle margherite ci sarà una strada nuova, il cimitero dei miei gatti e dei miei cani verrà completamente abbattuto….al sentiero dei ciclamini ho già rinunciato da tempo…. scomparso!!!
Non ho la voglia nemmeno di elencare tutte le cose che non ci saranno..anche la nonna, quella che è sopravvissuta a tutto e a tutti, ai suoi pregiati servizi di porcellana di Meissen deve subire il tempo che avanza…Non ci sente più….e starà ancora peggio quando i film in bianco e nero e tutta Rete4 passeranno sul digitale…
Non riesco a trovare una soluzione, rabbrividisco insieme a lei e mi accorgo che non bisogna voltarsi indietro, che non bisogna ritornare al proprio posto delle fragole, che bisogna andare avanti e che la nostalgia è un profumo raro che va annusato poche volte, perché è difficile reperirlo.
Tanto tempo fa, la primavera mi veniva annunciata dal fiorire dei giaggioli blu o ancora dallo spuntare di deliziosi e profumati narcisi all’ombra degli alberi ancora spogli; poi una volta giunta la bella stagione ti godevi il profumo dei gelsomini insieme a quello delle rose antiche e del glicine…
Era un altro mondo il mio, e non ha nulla a che vedere con quello di oggi.
Avevo due nonne di cui ero il centro della vita, una madre che mi vestiva come un piccolo lord, un cane, un gatto, delle anatre starnazzanti che mi seguivano come se fossi la loro madre, una cugina speciale e un giardino segreto.
Perché il fato ha concesso a Rossella o Hara di ritrovare la sua Tara sopravvissuta alla guerra di secessione e a me no??
Che cosa sono: un privilegiato o un nostalgico?
Stringo tra le mani una bottiglia di Violetta di Parma di Borsari. A quella non rinuncio proprio.
"E’ la storia di ognuno di noi, di chi a suo modo, cerca di scordare la sofferenza e le lacrime asciutte dell’ultimo sguardo sul disastro lasciato alle nostre spalle, tutti in fila per la partenza, prima di voltarsi per sempre, chinarsi e sollevare con mano incerta l’unico bagaglio concesso, la memoria. (Hélène Visconti, Straniera, Neri Pozza) "

Postato da:santin
alle 18:30
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domenica, 28 dicembre 2008
Il club della adorate
Il natale della diva è estremamente tradizionale.
Congedatasi da Emma Bovary dopo un pomeriggio trascorso da Babingotn’s a Piazza di Spagna, deliziosa sala da the profumata di Vecchia Inghilterra, è ritornata in seno alla sua famiglia con un solo proposito, ripartire il più presto possibile.
Il suo amante è ad Aspen, Colorado, con la sua famiglia e le manda messaggini dai toni pittosto smielati. La diva non li legge nemmeno e manda al diavolo più volte il malcapitato, come un mantra per liberare la mente dai pensieri.
A Natale c’è chi gioca alla tombola e c’è chi gioca alla torre. La diva si diverte a lanciare dalla vetta della sua torre i suoi amici. Un giorno ammette alla sua corte un favorito, il giorno successivo lo butta giù senza nemmeno pensarci due volte. E’ un gioco di sopravvivenza.
La vigilia di Natale è stata ospite a cena da alcuni amici dei suoi genitori. A metà della cena non potendone più di nessuno si è messa a leggere un libro sulla Shoah, sicuramente più interessante delle conversazioni sostenute a tavola.
A salvarla solo una telefonata…Il principe azzurro col cavallo azzoppato le ha illuminato la serata facendo il fidanzatino old style almeno per una volta. La diva è ritornata a tavola ma dopo poco il suo umore è nuovamente peggiorato quando la tv del salotto si è sintonizzata sul concerto di capodanno di raidue. In quel momento ha avuto un crollo emotivo tale da costringerla a correre alla toilette ad incipriarsi il naso.
A corto di psicofarmaci ha costretto un suo fante ad interrompere la cena con i suoi cari per venirla a prendere. Le ultime parole prima di uscire dalle casa che non vedrà mai più è stata: "La mia generosità ha un limite. Auguri per un sereno Natale. E chi mi dirà che a Natale bisogna essere più buoni, gli regalo un calcio al culo! "
La diva è uscita lasciando la scia di Calèche, meraviglioso profumo di Hermès, creato nel 1961 da Guy Robert.
Le condizioni climatiche piuttosto rigide costringono la diva a stare in casa e per distrarsi crea il club delle adorables. Dopo Isadora Duncan, grande spostata di mente a suo avviso ma per la critica ufficiale grande sacerdotessa della danza moderna dedicatasi per tutta la vita ad elaborare una sua nuova e personale forma di danza, lasciando vibrare il corpo, così come le onde del mare si increspano al vento, in leggere tuniche sciolte e a piedi nudi, organizza il suo circolo privato di devote e adoranti ancelle.
Dopo le isadorables le adorabili di Santin.
Cerimonia di iniziazione un petit rendez-vous a base di the servito in tazze di porcellana rigorosamente firmata Richard Ginori,accompagnato da fragranti pasticcini e torte al cioccolato, pettegolezzi e trattamenti di bellezza commissionati alla visagista assoldata da mammà. Perché la diva non può rinunciare ad essere una gossip girl come Blair Waldorf, nella serie più attesa di Italia Uno.
“Abbiamo dei sogni, alcuni belli, alcuni brutti, sogni divertenti e freudiani... e sogni che desideriamo si avverino da una vita intera, e alcuni che vorreste poter dimenticare. A volte ci si rende conto di averli sopravvalutati. A volte sembra che si stiano finalmente realizzando. Ed alcuni di noi... hanno solo degli incubi. Ma non importa cosa si sogni, quando arriva la mattina, si intromette la realtà e il sogno inizia a svanire”. (Gossip girl)
Buon Natale
Postato da:santin
alle 17:28
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mercoledì, 26 novembre 2008
Recipes and Memories
Propongono alla diva di entrare a far parte di un mènage à trois, le citano Blanche Dubois, “Mi sono sempre affidata alla gentilezza degli sconosciuti” e la vedi scappare. Senza dare una spiegazione inventa una scusa e fugge via, a gambe levate.
"Ma perché capitano tutti a me", si domanda?
E’ più forte di lei. Essere l’amante di un gay non le riesce. Quando le propongono una cosa del genere manda tutti al diavolo e si chiude in casa a leggere le grandi storie d’amore del passato come quella tra Vittoria Colonna e il pittore futurista Umberto Boccioni o ancora il love affair tra Francis Scott Key Fitzgerald e Zelda Sayre.
E poi, diciamola tutta sottrarre un marito è più divertente. Da sempre la rovinafamiglia è colei che ruba il marito alla moglie. Non sono ammesse declinazioni.
La diva torna a casa e pensa che dopo i diamanti il lexotan sia il migliore amico delle ragazze. Ah se ci fosse ancora il Veronal!!!
Non è facile per una bad girl di ieri sopravvivere a questa fase di esagerato disincanto.
Tutte le cattive ragazze vogliono diventare prima o poi delle signore perbene. Vestire Pucci, indossare il filo di perle della madre, scegliere il profumo più introvabile e sposarsi o perlomeno trovare qualcuno che l’accompagni alle prime a teatro o ai numerosi vernissage che la capitale può offrire.
Il brillocco al dito, poi, fa sempre un certo effetto, soprattutto se la tua migliore amica ti parla tutti i giorni del matrimonio hollywoodiano che sta organizzando.
La diva vorrebbe tutto ciò e soprattutto sfuggire ai fantasmi che non le appartengono.
I copioni che le arrivano sono robaccia. Le lettere degli ammiratori sono sempre di meno. Le rimane la televisione. E diventa prigioniera di Raccontami e della Raffa nazionale. Non si può uscire e non si possono ricevere telefonate. E' un divieto categorico!Una diva ha il sacrosanto diritto di appartarsi e sognare di vivere negli anni ’60. E’ rimasta l’unica a vedere la fiction di Raiuno. “Ma è così rassicurante”, esclama ai detrattori dello sceneggiato. “E’ come rivedere Charlton Heston che apre il Mar Rosso nei Dieci Comandamenti…Lo stesso effetto”.
Poi arrivano i weekend e la star si chiude in cucina come Marlene Dietrich quando preparava il suo squisito boeuf Stroganoff e il budino di ribes rosso in salsa di vaniglia per il suo Joseph Von Sternberg, regista dell’Angelo Azzurro.
La diva ama indugiare in cucina tra i suoi ricettari, le sue piante messe a dimora per proteggerle dalle gelate notturne, le sue collezioni di the gelosamente conservate in scatole di latta.
Si trincera nel suo mondo che sa di pulito e sforna dolci. "E’ una nuova terapia" suggerisce la sua perfida assistente, "la famigerata cake-terapy".
Uno pensa al dolce che lievita nel forno, si inebria del profumo che si diffonde in casa e mette da parte le sue paturnie, specie nelle lunghe giornate piovose che rendono la diva piuttosto uggiosa.
Con le amiche non parla d’altro. “Ma tu, le senti chiedere all’amica, la Pavlova come la fai? "
La cake- terapy a volte funziona. In altre occasioni va tutto a puttane, specie quando qualche pseudo amante parla dei suoi 18 cm e definisce il suo amichetto speciale duro come il marmo.
La diva allora sbuffa, pensa se esiste in commercio un detersivo adatto a lucidare il marmo ed inizia a impastare pensando al suo karma negativo. Si ripromette di uscire dal tunnel della sua teledipendenza e nel frattempo si occupa di quello che una donna dell’upper class fa in tale periodo dell’anno: ordinare decorazioni natalizie, approntare i menu per feste del Santo Natale, consultare i ricettari di famiglia, quelli un po’ ingialliti, dove ogni macchiolina ti ricorda qualcuno o qualcosa, dove prima di te, tua madre, tua nonna, tua zia hanno posato le loro mani e loro speranze.
“Secondo un retaggio di cui non mi sono mai completamente liberata, le ricette famigliari sono un segreto da custodire, e svelarle agli altri, significa ammetterli a far parte di un gruppo di iniziati. Ho cominciato così a far dell’amore per la cucina un tratto distintivo del mio carattere….fin da quando ero piccola, sentirmi dire che cucino bene ha alimentato la mia vanità in modo che forse non trova eguali in nessun altro ambito. (Elisabetta Severina, Quarantatré, Instar Libri) .

Postato da:santin
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domenica, 12 ottobre 2008
Manuale di una diva
Una corsa in taxi può rivelarsi il momento più divertente di una serata non proprio meravigliosa…Quattro donne diverse, quattro personalità piuttosto complesse, ognuna carica di una propria solitudine rischiarata da un momento di felicità…ahimè così fugace.
C’era Alexis, la perfida assistente, Capucine, la futura Lilli Gruber, Rosita de Cuba esagerata in ogni sua sortita,e la diva perpetuamente a disagio.
Ultimamente la varia umanità la affatica.
Non esagera, è un suo momento, forse uno dei tanti, dove arranca, forse per noia, forse perché non riesce a trovare dimensioni a sé congeniali. Adeguarsi alla gente, a coloro che la circondano non dà sempre i risultati migliori.
La star non pecca di presunzione.
Ma l’intelligenza e la qualità dell’interazione umana sono svanite e spesso e volentieri ci si ritrova soltanto con spiriti ambiziosi ed egocentrici da un lato, da indolenti e scoraggiate villi che brulicano nella loro quotidianità dall’altro. In mezzo c’è il baratro.
Un tempo immaginava la sua vecchiaia e il suo ritiro dalla scene con la fuga in un casale in Toscana dove avrebbe accudito fiori e animali, dove si sarebbe dondolata in un’ oasi felice senza troppi grattacapi. Ora quel momento lo desidera ardentemente.
Preferisce che a deluderla sia un fiore non sbocciato che il solito uomo che finge di capirla per non turbare l’equilibrio instaurato non so quanto tempo fa, o l’amica di sempre che la scoraggia con la sua perenne superficialità o ancora l’amante che si tuffa in un acquario, quello del borghese perfetto, padre e marito senza macchia. L’amante che cancella i rendez-vous e che corre in tintoria a smacchiarsi le mutande.
Il tempo stinge, speriamo non lo faccia troppo con i suoi boxer!
“Avrebbe mai imparato a tenere gli uomini al loro posto? Un posto deciso da lei, e non tale da consentire loro di rovesciarle addosso le loro vite disastrate, lasciandosi dietro uno tsunami di sofferenza, dolore e perdita, (Catherine Dunne, Se stasera siamo qui, Guanda Editore)”
A volte si è stanchi di fare sempre spallucce.
Ecco perché le dive rimangono a casa. Perché non sanno cosa illuminare. Fuori è così buio che si ha paura di non farcela, di non riuscire nemmeno a varcare la soglia del portone del maniero in cui si dimora. E poi è così faticoso posare il proprio sguardo su altrettanti sguardi tristi e perduti. Le parole si bloccano nella bocca e il conforto che vorresti regalare va a farsi friggere come le frittelle al succo d’acero che un bambino goloso fa sparire in un batter d’occhio di nascosto dalla madre.
Sei tacciata di essere frivola e bella. Altre volte solo bella. Altre ancora capricciosa.
Sei una diva e sei felice di esserlo.
Leggi come da tradizione, ogni autunno, un romanzo di Jane Austen e aspetti che a salvarti sia un corteggiatore come Wentworth, Dashwood o ancora Bingham e Darcy
Indossi qualche goccia di Fracas di Piguet, un profumo alla tuberosa di altri tempi e aspetti che domani sia un altro giorno con o senza Rhett Butler.
“Ma ora non desidero altro che galleggiare, quietamente, su quel piccolo oceano di possibilità che la mia vita può diventare.(Catherine Dunne, Se stasera siamo qui, Guanda Editore)”

Postato da:santin
alle 14:52
manuale di una diva
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sabato, 20 settembre 2008
Anniversari
E’ mancata solo due anni fa ed il silenzio che si è creato tra di noi è divenuto insostenibile.La fine dell'estate, quando la calura viene spazzata dalle prime piogge autunnali mi fanno pensare a lei, a quel giorno piovoso che l'ha portata via. Sono l’unico che in famiglia non riesce ancora a sopravvivere alla sua perdita. Tutti sono passati ad una nuova pagina della loro vita. In casa è come se non ci fosse mai stata: la sua camera è stata completamente stravolta e sul balcone sopravvivono solo due piantine di garofano che nonostante l’incuria di mia madre continuano a fiorire generosamente.
Io La cerco ancora.
Tutte le mattine, al mio risveglio a casa, d’estate, ho sempre avuto la sensazione che mi stesse aspettando in cucina, pronta con il the e il bricco di latte. Così come la sera. Varcavo la soglia di casa con l’idea che fosse rimasta sveglia per raccontarmi il film visto alla tv.
Le sue storie erano delle favole tutte nostre. Io non sono cresciuto con Biancaneve e Cenerentola. Le mie eroine venivano da Hollywood.
Ecco perché la mia maestra si meravigliava di fronte alla mia sapiente passione per gli intrighi d’amore alla Liz Taylor o Bette Davis.
Oggi trovo mia nonna in quei film o in alcuni suoi cosmetici. Quei profumi, quei riti di bellezza me la fanno sentire più vicina. E così il profumo della Pond's Cold Cream Cleanser o ancora la Cera di Cupra, ogni sera mi salutano come salutavano lei sul tavolo della toeletta a cui nessuno poteva avvicinarsi.
E’ un dolore strano. Ci si abitua a conviverci. Impari a farlo tacere, ma poi arriva all’improvviso e quando meno te lo aspetti ti ritrovi con gli occhi lucidi di pioggia.
Vorrei scomparire tra le sue braccia, ascoltare la sua voce, vivere ancora un po’ di tempo con lei.
Rinuncerei a qualsiasi cosa per averla accanto, come una volta, quando preparavo un esame e lei era sempre pronta con la merenda nei pomeriggi noiosi dell’università. A salvarti erano il suo the e i suoi pasticcini al burro.
Ho provato una volta ad allungare un sogno. Lei era lì con una delle sue vestaglie colorate ed io l’abbracciavo in modo da toglierle il respiro.
Non mi sarei mai voluto risvegliare.
“Ero lì, docile ai suoi piedi, incantato come un cobra dal fluire del suo passato. …In un certo senso ero un suo ostaggio. E al contrario di Sharazade, per salvarmi la vita non avrei dovuto raccontare storie, ma ascoltarle. (Cristiano Cavina, Nel paese di Tolintesàc, Marcos y Marcos)

Postato da:santin
alle 19:25
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