sabato, 31 ottobre 2009


Appuntamento con Jane Austen

Miss indimenticabile aspetta con ansia l’autunno.
Adora le temperature miti ma soprattutto passeggiare per i viali alberati ricoperti di fregi dorati. Raccoglie le foglie cadute. Lo faceva da piccola e continua ancora a farlo, quasi come se fosse un’usanza antica.
In autunno, M. ha un appuntamento importante con Jane Austen.

“Orgoglio e Pregiudizio andrebbe distribuito nei licei,obbligatorio per maschi e femmine: siamo tutti potenziali Darcy ed Elizabeth che giriamo intorno al problema amore fino a sfinirci” (Paola Calvetti, Noi due come un romanzo, Mondadori)”

Ogni ottobre M. si concede la lettura di un romanzo della scrittrice. Quest’anno è il turno di Mansfield Park e della sua timida e misurata Fanny Price. Mai indole è stata più lontana dal modo d’essere dell’augusta lettrice, ma nonostante ciò , M. continua ad indugiare in storie ottocentesche intrisi di garbo retrò. Solo in autunno però. In inverno, e in modo particolare a Natale, la Austen lascia il testimone all’Alcott. Non c’è Natale in cui Miss non si dedichi alla lettura di qualche capitolo di Piccole Donne. Ormai conosce le battute a memoria, ma non rinuncia al piacere di leggere il romanzo che le ha tenuto più compagnia nella sua infaticabile carriera di lettrice notturna.
Quello dell’Alcott rimane uno dei suoi libri preferiti. Leggere di Jo, Meg, Beth e Amy le procura piacere. Anzi le regala serenità.


Le cerimonie di Miss Indimenticabile sono molto importanti. Quelle che riguardano i libri sono speciali.
Quando  non ne può più della quotidianità si chiude in casa. Spegne il telefono e inizia a vivere un’altra vita.
E’ una cura che ha intrapreso da piccola, quando a volte litigava col padre. Era l’unico modo per allentare la tensione. Sfuggiva da tutto e si immergeva nella storia narrata dall’autrice. M. ha una predilezione per le autrici. Sanno raccontare meglio gli stati d'animo.
La verità è che  è avida di racconti. La sua vita è fatta di storie. Le ascolta per lavoro, per amicizia, per curiosità. La sua assistente Alexis a volte la prende in giro. Ma dietro alla richiesta di “Raccontami un fatto” si nasconde un’esigenza vitale. Forse per questo motivo è divenuta una narratrice impeccabile come ama ripeterle la sua amica Emma.


E pensare che Miss non amava leggere. Fu la sua insegnante di lettere alle scuole medie ad instistere affinchè lei leggesse. Prima di allora odiava qualsiasi libro. Pensava che fosse una vera perdita di tempo. Una volta Zia Adry le regalò Il milione di Marco Polo con garbato entusiasmo. Enorme fu il disappunto di fronte alla reazione della bambina adorata. M. iniziò a piangere come una dannata, ritenendosi offesa per il regalo ricevuto. Avrebbe preferito di gran lungo un profumo o un rossetto Rouge Baiser.
Anche l’insegnante di lettere fu succube di una reazione per niente educata della bimbetta viziata. M. Indimenticabile, la tacciò con un sei una brutta strega, quando si vide in mano le Fiabe di Esopo.


Il primo libro che ha letto con passione è stato Il giardino segreto della Burnett. Fu la nonna a farle cambiare idea e mai regalo fu più apprezzato. Le disse che tutte le ragazze di buona famiglia leggono per essere à la page. E per una che leggeva unicamente Liala e Barbara Cartland è tutto dire.

Da allora di libri ne ha letti moltissimi. Senza libri non riesce a vivere, ma soprattutto senza le sue eroine. Sul suo comodino non c’è la Bibbia, ma una copia di Via col Vento. A volte, quando è stanca, sotto tono, legge alcune pagine. Miss Rossella è una cura contro lo stress. Per non parlare del personaggio di Holly Golighitly di Truman Capote. Ma l’eroina che Miss ama di più è Anna Karenina. Lei è la donna che Miss vorrebbe essere. Senza il suicidio d’amore s’intende. Perché Miss ha capito una cosa, non ci può uccidere per un uomo, anche se si tratta di Vronsky.
M. odia ferocemente Madame Bovary e non ne riesce a subirne il fascino. Ha riprovato a rileggere le gesta di Emma, ma non è riuscita ad andare avanti. L’odio che ha provato da piccola le si è ripresentato di nuovo.


C’è infine un libro che ama profondamente e che conserva come una reliquia. E’ il Lampionaio di Mary Susan Cummins edito dalla casa editrice Lucchi nel 1956. E’ un dono di sua madre. Un libro della sua infanzia, rovinato, ingiallito, sottolineato. La storia di un lampionaio e di un’orfana che ha tutto il fascino delle storie di una volta, che profumano di the e di biscotti, di budini e crostata, di merenda insomma.

“Nella sua misera esistenza una sola cosa le dava piacere: aspettare l’arrivo di un vecchio che veniva ogni sera ad accendere il lampione a petrolio in uso a quel tempo, proprio davanti alla casupola. Le piaceva veder vacillare al soffio del vento la torcia accesa ch’egli portava, e quando il vecchio saliva sulla scala e accendeva il lampione, che spandeva subito intorno un allegro chiarore, un raggio di gioia cadeva su quel piccolo cuore al quale era ignota la felicità; e benché il vecchio non si fosse mai accorto della bambina e non le avesse mai parlato, la piccola lo aspettava come si aspetta un amico” (M.S. Cummins, Il Lampionaio, Lucchi Editore)

Credo che possa entrare di diritto nel Cimitero dei libri dimenticati di Carlos Ruiz Zafòn se davvero esistesse. E miss ci andrebbe in religioso silenzio con la sua pelliccia d'astrakan, la sua cameriera sarajane e la sua assistente Alexis.

“Dopo la lettura di un libro, arrivo a ricordare la pagina dove rintracciare una frase, un passaggio, a volte persino una singola parola che mi ha colpita, per una settimana circa. Gradatamente tutte le immagini e i sentimenti nati dalla lettura sbiadiscono fino a scomparire. (Paola Calvetti, Noi due come un romanzo, Mondadori)

 







 


 

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domenica, 27 settembre 2009


Torna a Settembre

Settembre volge al termine. E Dio sia lodato.

Madame che da oggi costringerà servitori, parenti e amici ad essere chiamata Miss Indimenticabile (mutuato dalla lettura di Zia Mame di Patrick Dennis, edito da Adelphy), è sollevata dal fatto che la sua città sia stata abbandonata dalla morsa del caldo. Finalmente può dormire sonni profondi senza l’aiuto di pesanti sonniferi.
Pur di non fare la stessa fine della Monroe ha rotto le scatole alla sua farmacista di fiducia, quella che ad un certo punto si è rifiutata di darle medicinali a causa della sua ipocondria, per farsi prescrivere delle gocce omeopatiche in grado di stenderla al secondo. L’unica cosa però che la fedele dottoressa non ha previsto è che Miss Indimenticabile abbia iniziato ad abusare delle gocce come se si trattasse di un sciroppo ricostituente.

Settembre è stato un mese importante: la signora ha presenziato in veste di testimone al matrimonio della sua migliore amica.
Griffata Calvin Klein e accessoriata Dolce e Gabbana e Louis Vuitton si è emozionata senza piangere. Miss odia piangere ai matrimoni. Bisogna contenersi. E poi si scioglie il mascara. Ad un matrimonio una donna dovrebbe piangere laddove il mascara non si scioglie.
Il matrimonio delle migliore amiche fa sentire più vecchie. Una è costretta per forza di cose a voltare pagina. Non si è più adolescenti spavalde pronte a non pensare al futuro. Una si accorge che sta già vivendo quello che insieme, mano nella mano si sognava di fare, da piccole. "O mio dio, ha esclamato la signora, sono arrivata a questo punto della mia vita senza accorgermene e adesso cosa accadrà? Non sono più una bambina".
Una bambina perversa suggerirebbe qualcuno.

Miss non è pronta a fare la zia. No, il ruolo della zia non le si addice. Ma purtroppo ha scoperto che non tollera nemmeno il ruolo della seconda donna, le sta stretto.
Ah dannate riflessioni di fine settembre. "Ma dove ho messo le mie pasticche preferite? "

La signora è stata liquidata dal suo amante senior con un telegramma. “E’ finita. Non abbiamo più niente da dirci”.

"Non abbiamo più niente da dirci??, ha ripetuto la signora, ma se ho dovuto sopportare per tutti questi anni,il monologo del tuo arnese neanche tanto immenso come falsamente  ti ripetevo.
E poi la parola fine spettava a me. Va al diavolo mostro che non sei altro".

Le brutte notizie arrivano come sempre tutte in una volta
Il telegramma è finito nel cesto della spazzatura, il cattivo umore ha fatto sentire i suoi effetti e Miss si è precipitata dal suo massaggiatore preferito. Per fortuna  esistono ancora quei fustoni da telefilm che ti fanno passare qualsiasi ubbia. Rilassata si è addormentata in una nuvola di Mitsouko di Guerlain.

Lei che vorrebbe tanto sentirsi come la Lollobrigida nel film Torna a settembre, l’amante italiana Lisa Fellini che viene chiamata ogni qualvolta lo scapolo americano Robert Talbot (Rock Hudosn), torna in Italia, ha finito col replicare un altro film, Maurice, dove il protagonista, rimane da solo nel momento in cui il suo Clive rientra nei ranghi e si sposa.


Tutte le donne di nostra conoscenza avrebbero dovuto unirsi e indire un’azione legale contro la MGM per aver prodotto una serie infinita di film su uomini in smoking innamorati di donne in abito da sera. Quei film alimentavano aspettative non realistiche in quelle di noi che se li vedevano in pigiama. (Alex Witchel, Io per tre, Sonzogno Editore)

Io per tre



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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domenica, 30 agosto 2009


Il sentiero degli amanti

La villeggiatura volge al termine e madame prepara i bauli…E’ così faticoso chiuderli, è  così difficile lasciarsi alle spalle il ricordo di giornate intense di mare, dove il bagno è diventato il suo personale palcoscenico. Tutti erano alla sua corte…"Basta parlare un po’ in francese e tutti diventano servili e mansueti, dal bagnino, al vicino di lettino, al maschio di turno che si è offerto di scorazzarla in tutte le sue faccende mattutine".
Un’ estate profumata dai fiori di tiarè, dal profumo Infusion de fleur d'oranger di Prada e dagli unguenti Yves Rocher, quella di Madame. Il suo caveau è strapieno di creme, non di gioielli (quelli sono in banca.)
Il suo giovane amante 22enne ha molto apprezzato il profumo della sua pelle. E così la signora, che da ha sempre inseguito latifondisti e uomini agèe con proprietà e conti in banca, ha finito col fare da nave scuola ad un giovane imberbe che ancora non ha deciso cosa fare di sé.
“Tresor, gli ha detto,
non mi chiedere di farti da psicologa. Agisci e basta”.
L’indomani mattina era tutta dolorante sul lettino in riva al mare e malediceva l’entusiasmo dell’amante focoso. “So giovani, signora mia”…
La divina è l’unica che questa estate si è divisa tra l’amante trentenne e quello ventiduenne. Cosa ne pensa?? Che i trentenni di oggi annaspano come non mai.
“O signore mio aiutaci”

Aveva voglia di normalità, di famiglia e c’è riuscita. Ma soprattutto voleva sentirsi una donna del sud. Ha ricercato equilibri passati, le storie di una volta, quelle che si tramandano di madre in figlia, le ha ripetute, se li è fatte raccontare,e si è cullata nella sua follia di essere eterna.
Vedere insieme alla madre in tv, alla sua ennesima replica, il Sentiero degli Amanti con Susan Hayward e John Gavin, film del 1961, le ha fatto capire che certi riti non vanno rimossi. Le storie d’amore, quelle in cinemascope della vecchia Hollywood, hanno da secoli avuto il potere di riunire davanti a sé generazioni di donne che si sono ritrovate dopo la visione più solidali e più complici. 
La signora  ha finalmente ritrovato sé stessa e soprattutto una tenera madre che nonostante sapesse tutte le battute a memoria del film, dopo averlo visto con la nonna e la mamma non so quante volte, ha assistito alle vicende della Hayward con tenera e originale apprensione. A casa sua è stato sempre così. Ci si metteva sul lettone della nonna e si guardavano i film. Se si arrivava a film già iniziato, alla prima réclame, si veniva aggiornati con una breve ma illuminante sintesi.
Oggi Madame tenta di rifare lo stesso rito con Sara Jane, la cameriera cilentana, ma da quando la meschinella è fuggita con il fusto siciliano, che secondo la sua amica Lelen ha l’allure di un infermiere, sarà molto difficile trattenerla davanti alla tv. 
Le toccherà  fare come la Pampanini, che quando ha bisogno di una donna di servizio va al convento delle suore di via Cavour a Roma,a “scritturare” qualche povera animella che loro ospitano, in grado di tenerle casa pulita. “Ma misericordia, Santin, questo modo di selezionare la servitù si usava negli anni ’50!! le ha detto la madre…oggi si usa andare nelle agenzie…pronta la risposta di Madame: "Nelle agenzie ci vai tu. E sappiamo bene cosa trovi. Solo donnacce pronte a rubarti il marito.Io ho bisogno delle timorate di Dio, di quelle che al massimo vanno al mercato e alla messa vespertina".
Le due signore hanno continuato a vedere il film glissando sulla breve discussione e quando Gavin muore in un incidente d’auto causato da Vera Miles, la moglie alcolizzata e pazza di gelosia per aver scoperto la tresca del marito con la figurinista interpretata dalla Hayward, hanno iniziato a singhiozzare. L’una spiava l’altra per vedere chi iniziasse a piangere per prima. Sono riuscite a resistere per poco.
Il gran finale le aspettava con tutto il suo pathos.
La Hayward in gramaglie, abbigliata da Jean Louis si atteggia a vedova inconsolabile nella sua villetta alle porte di Parigi.
Bussano alla porta e lei non ha nemmeno la forza di alzarsi. Seduta in poltrona, smagrita e pallida, accoglie con sorpresa i figli dell’amante che le chiedono di essere adottati. La donna non sa che dire, muove gli occhi in modo disperato ed abbraccia gli orfani inconsolabili che le si buttano al collo.
Arriva il The End e madre e figlia piangono disperate. E nella loro meravigliosa valle di lacrime, c’è chi dice sempre la stessa battuta, attuale ieri come oggi :
"i film di una volta, si che erano dei film".

“Anche se il guardaroba di una vera signora del Sud dovrebbe comprendere i giusti vestiti, così come le bluse, le giacche e almeno un paio di scarpe di vero cuoio, essere una signora comporta qualcosa di più che indossare gli indumenti adatti. È un modo di atteggiarsi.
Le vere signore non devono saperne troppo di economia e di politica.
I gentiluomini si compiacciono di pensare che le gentildonne siano ornamentali, ed è un ornamento poco gradito la donna che contraddice il suo compagno.
Leggete molti libri, soprattutto romanzi, perché le vere signore del Sud sono frivole; poesie, perché sono sentimentali; sermoni, perché sono pie.
Ancora più importante: imitate le eroine dei romanzi. Le gentildonne parlano come loro.( Donald McCaig,Il mondo di Rhett, Piemme)

Il mondo di Rhett





 


 

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giovedì, 30 luglio 2009


La signora è in vacanza.

La divina, senza avvertire nessuno,è fuggita al mare perché non ne poteva più del caldo e dell’afa romana.
Le notti insonni minavano il suo già instabile equilibrio. Ha preferito partire perché abbracciare un ventilatore non è dignitoso per una signora del suo rango. I condizionatori non fanno per lei. Le disidratano la pelle!
"E’ così poco glamour restare in una città polverosa come Roma, d’estate", mormora a chi le chiede della sua città adottiva.

Madame ha annullato i suoi impegni ed ha preso un biglietto di sola andata. Ha salutato il suo gattopardo un po’ bisbetico e ha dato le spalle al suo ufficio.
Al momento non è dato sapere dove andrà. Il suo ultimo impegno è stato quello di acquistare un profumo per la sua collezione, Passion di Elizabeth Taylor da anni introvabile nelle profumerie italiane.
E’ la solita musica: un profumo scompare e lei si mette sulle sue tracce fino a quando non lo stringe tra le mani. Ad aiutarla, la sua amica profumissima, compagna di scorribande universitarie ed oggi degna complice delle sue voglie da originale beauty addicted.

Nella città natia ha fissato qualche rendez-vous: con l’amante, con l’estetista e con le amiche storiche, quelle con cui, al mare, analizza centimetro per centimetro la fauna locale. "E che fauna", direbbe qualcuna.
L’amante è piuttosto impetuoso e lei non si dà pace. Ahimè non può correre tutti i giorni dal coiffeur.
La madre le ha fatto trovare il balcone fiorito di gelsomini di Grasse. La signora adora i loro effluvi notturni. Il padre, generoso, le ha fornito la sua carta di credito per regalarle l’impossibile.

Cosa si vuole più dalla vita?? George Clooney!!! Roba da non dormirci la notte. L’idea che la Canalis sia entrata nel suo letto la indispettisce fortemente. Non è giusto si ripete mentre l’amante la gira e rigira come un calzino. Ma poi si calma: mettiamo il caso che Clooney non sia fornito come il bellimbusto che gira per la camera?? L’idea la rilassa fortemente. Certo i Richard Burton dell’epoca d’oro non esistono più. Quanto le piacerebbe sentirsi dire dall’attore Gallese, Io ho fatto conoscere la birra a Santin, lei mi fatto conoscere Bulgari". Peccato sia morto un bel pò di anni fa e che pensasse a Liz dalla mattina alla sera.

Al momento la signora è indispettita da due persone: la sua cameriera  Sarajane e la sua assistente Alexis. Entrambe non sono ammalate di pandemia ma di irrefranabili desideri scoperecci piuttosto triviali degni solo di servette in calore. Sul più bello non si trovano più. Spariscono.

"La classe non è acqua" ripete come un mantra, ma non riesce a rassegnarsi. Non esiste più la devozione di una volta. Viaggia da sola per la prima volta e non le dispiace.

Ormai lei non è più donna da una notte e via. Lei si sente come Gloria Vanderbilt, mitica socialite, ereditiera, profumiera e stilista( i suoi famosi jeans negli anni Settanta fecero la storia del costume) e habitué del mitico Studio 54 di New York.Una donna che inventa ancora sé stessa e che non corre più dietro al belloccio di turno.

Oh, non è cattiva davvero, è solo un po' scema. È sempre a innamorarsi di qualcuno solo perché è bello... E io ché glielo dico: innamorarsi dei ricchi è facile come innamorarsi dei disperati... Ma lei dice, sì, ma se sono alti, bruni e belli: non dà mai un'occhiata al reparto cassa... Perciò sono la sua meglio amica: ha proprio bisogno di una come io che la educo. – Io voglio che tu trovi la felicità e che smetti di divertirti. (Anita Loos, Gli Uomini preferiscono le bionde, Garzanti)

GLI UOMINI PREFERISCONO LE BIONDE di Anita Loos








 

 

 


 

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lunedì, 22 giugno 2009


Femme Fatale

La divina compie gli anni e cerca di essere il più serena possibile nel giorno del suo genetliaco. Ormai è come se si trattasse di una festa nazionale. Tutti le sincerano  il loro amore e la loro devozione. Tutti la chiamano perché temono di essere puniti. Ma da tempo non le  interessa più fare le liste nere. Ognuno è libero di dimenticare la festa della divina. Lo fa per prima lei. Anzi è arrivata a capire che le divine non festeggiano il compleanno, sono eterne.

Alla vigilia della sua festa ha aspettato la mezzanotte come Joan Crawford la notte del suo Oscar per Il romanzo di Mildred. Tutti a casa, servitù compresa ad aspettare il giorno tanto atteso. Per accontentare la fedele serva  Sarahjane ha anche spento le candeline. La povera sguattera aveva sgobbato tutto il giorno per prepararle la tanto desiderata Torta Sacher. “Bisogna premiare l’infinita devozione", si è ripetuta tra sé.

Ha aperto una bottiglia di champagne millesimèe e ha brindato con la schiera di persone intime ammesse al santuario.

Poi ha mandato tutti a letto.

L’indomani mattina, il suo pubblico aspettava famelico l’arrivo della sua diletta signora. Si è fatta attendere ma poi si è concessa come farebbe qualsiasi star del cinema. Acconciatura perfetta, toilette griffata Paul Smith, acqua di profumo al melograno dell’Officina di Santa Maria Novella, mocassini Tod’s.

Ha concesso le sue guance ai baci esagerati, ha gioito quando qualche maschio muscoloso le ha concesso attenzioni esageratamente virili, insomma ha recitato bene la parte.

La madre, lontana, ascoltando la sua voce al telefono, si è rassicurata sentendola esageratamente fanatica . Almeno per un giorno la depressione era stata scongiurata.

Quando è tornata a casa, la sua stanza sembrava la cappella di una chiesa per i numerosi bouquet di fiori ricevuti. Ha letto distrattamente i bigliettini, ha tenuto per sé le rose regalatale dal padre e poi ha garbatamente chiesto a Sarajane  di portare gli altri omaggi in chiesa.

Dei suoi uomini nessuna traccia. Prima che lei lo decidesse si sono dimenticati di lei

 

Ecco cosa sei  si è ripetuta:eterna Regina senza il suo Re in perpetua ricerca del Regno di Sé, ricordando la frase giuntale da una sua amica su Facebook.

 

E’ uscita per fare due passi ed ha pensato: "Nonostante la tua bellezza sfolgorante  sei entrata nel mito delle irraggiungibili. La tua albagia è voluttuosamente sofisticata.La gente ti sente lontana. Gli uomini si arrendono prima ancora di cimentarsi con il corteggiamento. E’ così che si sentono le leggende??"

 

Per sfatare qualsiasi pensiero negativo si è recata dal suo fioraio ed ha ordinato al garzone, segretamente innamorato di lei,  tre piante di pervinche rosa. Lui balbettava come se fosse stato scoperto con le mani nella marmellata. Tutte le mattine, infatti, incontra la divina e la guarda  con desiderio fino a quando non scompare all’orizzonte. Mai una parola fino al giorno del compleanno.

Finalmente i sogni dell’adorante uomo si sono realizzati. La star si è materializzata e gli ha chiesto dei fiori. Gli ha stretto la mano ed è uscita dalla bottega sentendosi spogliata da quegli occhi intrisi di timidezza.

Anche le divine posso compiere delle buone azioni.Al cavolo le ubbie da post-romantiche.

 

“Tutte le donne sono fatali. Si comincia col dovere loro la vita e finiscono per causare la nostra perdita. (Antoine Blondin in Femme Fatale di Giuseppe Scaraffia, Vallecchi Editore)

 

Femme fatale


 

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domenica, 31 maggio 2009


Santa Pazienza

La diva ha conosciuto una signora speciale, che l'ha molto emozionata. Ha letto il suo libro ed è rimasta molto colpita dalla vita  di Raffaella Marchese , questo il nome della protagonista della storia di questo mese, una vita di sacrifici, di dolore, di grandi smarrimenti ma anche di grande amore.

La sua voce regala serenità. E 'una donna che ha sofferto tanto, lo si avverte immediatamente. ma la cosa che colpisce di più è che lei non è diventata cattiva, la sua sensibilità è rimasta intatta, la sua generosità nei confronti del prossimo, quella che l'ha portata da Battipaglia ad attraversare l'Italia per crescere la sua famiglia, è sempre lì che ti aspetta a braccia aperte.

Di pazienza, Raffaella ne ha avuta tanta. Ha sopportato in silenzio per molti anni un marito che non è riuscito mai ad accarezzarla, che l’ ha mortificata e che l’ ha tradita. Lei è rimasta in silenzio, ha cresciuto tre figli, ha mantenuto saldo un matrimonio, perché da donna del sud, la famiglia veniva al primo posto e ai figli bisognava dare il buon esempio.

L’amore per i suoi figli è stato ed è più importante della sua infelicità.

Solo dopo il matrimonio dei suoi tre figli, Raffaella ha trovato il coraggio di lasciare il marito. “
Dovevo liberare il mio cuore da quegli incubi che sapevano di muffa e laceravano i miei battiti….Non puoi costringermi a rimanere, Peppino!Dammi la libertà di volare, fammi vivere un po’, desidero studiare…imparare tante cose”.

Studiare. Il sogno di Raffaella è stato sempre quello di studiare. Da piccola non l’ ha potuto fare. In famiglia serviva qualcuno che aiutasse il papà nel bar a Battipaglia. E lei si svegliava tutti i giorni alle quattro del mattino per aiutare a mandare avanti l’attività di famiglia.

Un papà amorevole con cui sorseggiava il primo caffè, una madre che non era mai riuscita a stringerla a sé, una sorella affettuosa, un fratello poco presente.

Poi il matrimonio infelice. Lui, il marito, durante il viaggio di nozze passava le ore a giocare con i cognati, oppure andava a giocare a carte con gli amici.

“Guardai in faccia alla realtà: dovevo accettare mio marito col suo carattere per il suo verso”

Pochi rapporti intimi e meccanici.. Ricordo che una sera, sposati da un mese, mentre eravamo a letto mi venne l’istinto di abbracciarlo; non l’avessi mai fatto. Mi respinse con modi volgari, dicendomi: “
Se non ti basta, ti porto in caserma dai miei colleghi. Da quella notte ho cercato di reprimere la donna che c’è in me e vivere solo per essere la sua serva”.

Arrivarono i figli. Antonino, Ernesto e Francesco. E con loro i tradimenti.
Non soffrivo più per il comportamento di mio marito, mi sentivo solo mamma. Il ruolo di moglie non esisteva più per me…Ho cresciuto i miei figli secondo il mio istinto, senza ricchezza, senza nessuno. La loro ricchezza era la mia presenza, il loro riferimento era la nostra complicità in ogni parola, in tutto l’insieme di educazione e rispetto”

Raffaella inizia a scrivere in quegli anni, durante i pomeriggi in cui i figli studiavano. Si mettevano tutti intorno al tavolo in cucina.
“Scrivevo i miei pensieri, le mie sensazioni, riempivo pagine intere del diario per fermare in qualche modo i miei sentimenti. A volte facevo finta di non capire il significato di qualche parola per farmelo spiegare da loro, per farli sentire importanti. In quei momenti mi sentivo bambina e mi facevo crescere dal loro amore…”

Nonostante il lavoro da casalinga, Raffaella riesce a prendere la licenza media e poi la patente. Qualche anno fa si è iscritta anche all’ Università Popolare e ha poi iniziato a scrivere libri. “
La bambina del bar è diventata moglie e poi madre di tre figli meravigliosi e poi si è dedicata alla scrittura”

Il suo libro racconta di una donna che ha trovato la sua felicità nella scrittura e nella libertà da un marito che non l’ ha capita.” Il libro è dedicato a tutte le donne come me. A 80 anni si può ancora scrivere, si può volare, si può tornare a ridere”.

Alle quattro del mattino

 

 

 

 



 

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giovedì, 30 aprile 2009


Parigi o cara!

Si racconta che durante le riprese di Medea, Maria Callas si sia innamorata del Giasone Pasolini.
Nell’ambiente cinematografico e non solo, l’omosessualità del regista era piuttosto nota, ma alla Divina quell’uomo piaceva, si sentiva amata perché lui l’aveva messa su di un altare come una madonna.

Se ci penso, un mese fa stava  per capitarmi una cosa del genere.
La diva che in me si è imbattuta in uno scrittore, ne è rimasta ammaliata ed ha iniziato a volare basso con la fantasia, paragonandosi non al grande soprano, vestita da Biki e ingioiellata da Cartier, ma a Carrie di Sex&thecity che si innamora di uno scrittore un po’ frustrato, Berger, iniziando un love’s affair piuttosto disastroso.
Ma prima ancora che le intermittenze del cuore prendessero quota, ha bloccato qualsiasi progetto di innamoramento.Leggendo infatti con grande accanimento il romanzo dello scrittore emergente si è imbattuta nel coming out del novello Fitzgerald Scott ed è naufragata nella depressione più cupa.
Anche lui ècome lei. "Che orrore,!!!!" si è detta, mangiando avidamente lamponi conditi con un pò di limone e zucchero di canna.

Sei così donna che anche Leopoldo Mastelloni accanto a te può sembrare un maschio con i controcoglioni”, le ha squittito la perfida assistente Alexis accorsa col lexotan e un bouquet di calle e gladioli bianchi (le piacciono i gladioli e non si vergogna di apparire così antica).

La diva allora ha deciso di cambiare aria, parte per Parigi, come fece  tanto tempo fa  Sabrina per dimenticare David Larrabee interpretato da un meraviglioso William Holden.

Lei , invece ha un solo obiettivo: conquistare la città e profumarsi di 1000 di Jean Patou, introvabile da anni in Italia.
Ha sempre sognato di andare a Parigi con l’uomo giusto, ma poiché le sue stagioni sentimentali sono state sempre attraversate da uragani, e l’età è quello che è, ha deciso di partire lo stesso alla volta della ville lumière con la sua assitente Alexis, Soraya e Capucine.

"Sapete che cosa si fa il primo giorno che si è a Parigi? Ci si procura un po' di pioggia. Una pioggia che non sia troppo forte, però. E una persona veramente carina, con la quale girare in taxi per il Bois de Boulogne. La pioggia è importante, perché essa dà a Parigi un profumo speciale. Son le castagne bagnate, dicono. " (Audrey Hepburn, Sabrina,Billy Wilder)

Sabrina film poster


 

 

 

 


 

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domenica, 29 marzo 2009


Voglio essere una musa

Il desiderio più grande di una diva è quello di essere una musa, di essere fonte d’ispirazione per qualcuno e di rimanere per sempre nella storia.
Che sia un rossetto, un affresco, un personaggio di un romanzo, tutto può andar bene. Ad esempio non so quanto darei per essere come la modella degli anni 40 Dorian Leigh Parker che ispirò a Truman Capote il personaggio di Holly Golightly. Capote la soprannominò Happy-Go-Lucky, una sorta di sintesi fra felice e fortunella: da lì alla Holly di Colazione da Tiffany il passo fu elegante e brevissimo.

Oggi è piuttosto difficile essere una musa, forse non ne vale più la pena, ma sentirsi dire da uno scrittore, un regista, pittore che sta creando qualcosa grazie a te, credo sia un’esperienza unica, meglio di un orgasmo avuto con l’attore di soap opera che hai rincorso da una vita e che cede alle tue lusinghe nel momento in cui, volente o nolente sei passata all’attore di fiction.

Questa idea fissa l’ho avuta da sempre.
Ho invidiato ad esempio Luigia Pallavicini a cui il Foscolo dedicò l’ode soltanto perché caduta da cavallo nel lontano 1800,o ancora Madame Arnoux ossessione platonica di Frédéric Moreau nell’ Educazione sentimentale di Flaubert, una donna che solo grazie al potere del suo sguardo riesce a tenere stretto a sé, per più di 500 pagine, uno sbarbatello di provincia senza cedere mai alle brame voluttuose della carne.
Ma poi ho scoperto che hanno dedicato una rosa a Gina Lollobrigida, che esiste il diamante Taylor/Burton, uno dei tanti che l’attore regalava alla sua adorata amica di sbronze, che ben due borse di Hermes hanno i nomi di due grandi icone del passato Grace Kelly e Jane Birkin e mi sono perfino commossa nel vedere la Carmen che Roland Petit coreografò per la sua amatissima Zizi Jeanmaire.

Il mondo è pieno di icone mi sono detto, bisogna darsi da fare. Ho amato alla follia Inès de la Fressange per Chanel e Isabelli Rossellini per Lancome. Ho desiderato per anni fare il loro lavoro ma purtroppo non sono riuscito a farmi dedicare nemmeno un cocktail dal mio barista preferito. Eppure mi sono prodigato per non so quanto tempo al suo esagerato arnese, dietro al bancone del bar…A volte l’ingratitudine è la peggior offesa che si possa ricevere. Ed io che pensavo al mio nome accostato al famoso Cosmopolitan di Sex&thecity nei migliori ricettari esposti alla Feltrinelli.

Sorrido nel raccontare l’episodio ma poi cambio umore quando mi sento dire dalla mia perfida assistente Alexis che non bevo alcolici da quando ho scoperto al liceo, leggendo Cioè, che l’alcool fa ingrassare. Allora la fulmino con uno sguardo e la apostrofo con un "Taci beota,
 stai dicendo che sono una vecchiaccia???”

Poi ho scoperto che anche i profumieri hanno avuto le loro muse e sono letteralmente impazzita. Ho invidiato Audrey Hepburn a cui hanno dedicato ben due profumi L’Interdit di Givenchy e lo Spring Flower di Creed ma anche Cary Grant per cui fu realizzato sempre da Creed il Green irish tweed, usato oggi anche da George Clooney.
La stessa Violetta di Parma fu creata nel lontano 1800 per Maria Luigia, seconda moglie di Napoleone Buonaparte, Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla dal 1816 al 1847 e amante della violetta dorosa. Fu lei ad incoraggiare e a sostenere le ricerce dei frati del Convento dell'Annunciata,che, dopo un lungo e paziente lavoro, riuscirono ad ottenere dalla violetta e dalle sue foglie un'essenza del tutto uguale a quella del fiore.
Ho capito così che più di un libro, di un film, di un balletto voglio che mi si dedichi un profumo.

Era il lontano 1993 e il grande Yves Saint Laurent lanciò sul mercato un profumo meraviglioso, dal nome evocativo di Champagne. La diva  accorse come una dannata in profumeria per accaparrarsi la boccetta meravigliosa color oro, spendendo tutti i soldi contenuti nel salvadanaio a forma di maiale regalatole dall’amica cafona di provincia. Era così orgogliosa dell’acquisto che fu costretta a cederlo alla madre perché all’epoca bisognava mantenere un certo contegno: un ragazzo se pur raffinato non poteva certo indossare un profumo femminile. A malincuore annusava nell’aria la fragranza cipriata e in cuor suo ripeteva che l’unica donna che avrebbe potuto indossarlo sarebbe stata soltanto lei.
Ad un certo punto della sua grama esistenza, le giunse la notizia che Saint Laurent avrebbe dovuto cambiare nome al profumo perché i produttori dello Champagne erano insorti, dicendo che tale nome non poteva essere usato. La diva in fasce,(perché all’epoca era soltanto l’ombra di quel che è diventata grazie all’education du charme della capitale) non aspettava altro e scrisse una bella lettera a Monsieur Yves chiedendogli con toni piuttosto supplichevoli di chiamare il profumo semplicemente Santin.
Chissà quale fu la reazione del Maestro, so di sicuro che Champagne fu rilanciato con il nome di Yvresse e che per anni ho desiderato di indossare solo quel profumo.

Credo che non arriveranno mai a dedicarmi un profumo, ma mi piacerebbe essere descritta così:
"E’ una donna imprevedibile ma, in realtà, di una semplicità disarmante. ..Alterna il riso alle lacrime… Profondamente umana, disprezza gli esseri umani e nel contempo li ama: attraversa con lo sguardo chi non le piace come se fosse trasparente. Accetta senza problemi il dolore e la perdita, ma di fronte alla felicità non sa come reagire” (Elsa Schiapparelli, Shoking Life, Alet)

Shocking Life










 


 

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sabato, 28 febbraio 2009


Il giardino segreto

Il freddo vento del nord se l’è portata via.
La signora delle ortensie, la nonna della campagna è volata via, senza salutare. Lei che non ha mai amato gli addii, lei che con grande difficoltà ti salutava con la mano dietro la porta a vetri ingoiando lacrime e accennando un sorriso ha abbandonato i suoi fiori, la sua vita, i suoi ricordi.

E' andata via con il suo profumo di pulito al sapone di marsiglia, accompagnata per l'ultima volta verso la chiesa, dalle amiche della congrega del Sacro Cuore. "Quando muio, ripeteva, il feretro deve essere seguito dalle donne vestite di blue dell'associazione. Non voglio altro." A volte parlavamo anche di questo, dei  nostri funerali. Io invece quando pensavo al mio, lo immaginavo come quello nel film dell'Oro di Napoli, con i bambini  del collegio nel corteo, e i confetti buttati per terra.

Era la nonna del mio giardino segreto. Avevo letto il libro della Burnett,la storia di Mary, Dickon e Colin, regalo della nonna di città, ed ero infervorato. Volevo a tutti i costi un mio giardino. Lei per conquistarmi (Tra le due nonne c’era una sfida all’ultimo sangue per ottenere la mia completa devozione. A me non hanno mai chiesto vuoi più bene al papà o alla mamma. A me hanno sempre chiesto quale  delle due nonne amassi di più) mi aiutò a fare il giardino. Piantammo insieme viole mammole, margherite, ranucoli e giaggioli blu. Quelli bianchi erano troppo comuni, mi ripeteva, non fanno al tuo caso. Anno dopo anno eravamo orgogliosi del risultato..Avremmo dovuto raccogliere le viole anche quest’anno, ma non abbiamo fatto in tempo.

Così come non abbiamo fatto in tempo a dormire un'altra volta insieme, nel grande lettone "farcito" di lana. Quando andavamo a letto era il momento che preferivo. Era il momento delle storie.

La notte  è fatta per parlare, per raccontarsi tutte le cose della giornata..per capire la vita!...(Maria Teresa di Lascia, Passaggio in Ombra, Feltrinelli).

E poi arrivava il sonno. "C' è qualcosa di inquietante nel sonno delle persone che amiamo; qualcosa che, se ci mettiamo all'ascolto, contiene la profezia della loro morte e ci permette di guardarla senza l'orrore della morte vera"(Maria Teresa di Lascia, Passaggio in Ombra, Feltrinelli)

Quando i nonni volano in cielo avverti un gran vuoto. Ti ritrovi adulto senza accorgertene. All’improvviso non sei più il bambino di una volta e nella tua mente inizia a scorrere il film dei ricordi. Vorresti arrestarlo. A volte ti appare sbiadito. Colpa delle lacrime che ingoio. Perché se c’è una cosa che ho imparato da lei, è quella di piangere in silenzio, senza che nessuno se ne accorga. Non amo gli addii. Quando uno si lascia, cambia sempre qualcosa ed io non sono mai pronto a realizzare le conseguenze degli eventi che ci lasciamo alle spalle.

La sua casa con il grande camino, con la famigliola di gatti che impettita l’ha salutata nel suo ultimo giorno, è diventata più fredda. I suoi fiori aspettano la primavera per rinascere. Solo l’albero di mimosa era lì con le suo corolle dorate a colorare questo triste febbraio.

Devo a lei il dono dell’amore verso la natura e la pazienza. La pazienza che ci vuole per aspettare che un bulbo diventi fiore, che un seme diventi albero che un uomo ti inondi con il suo amore.

Oggi ho nostalgia di due cose: delle sue storie, tante, perché lei era una grande salottiera e aveva il piglio della narratrice doc e dei piscialetti, dei piccoli fiori che secondo i racconti popolari ti avrebbero fatto fare la pipì a letto se li avessi raccolti. Io li avevo piantati nel mio giardino segreto e non so quante volte ho infranto le regole per sentirmi ripetere da lei  sempre la stessa cosa….


 


 

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domenica, 25 gennaio 2009


Il posto delle fragole

Passano i giorni e la voglia di scrivere va a farsi benedire…. Ma poi è così difficile ritrovare il filo del discorso…
Inizierò dalla mia fuga natalizia:non potendone più delle tradizioni, della famiglia, delle amiche, sono ritornato a Roma con molto anticipo… Sarò stato l'unico che il primo di gennaio toglieva decorazioni all'abero di natale perchè non sosteneva  più le feste e le canzoni di Bing Crosby.
"Perché incaponirsi tanto, mi sono detto, a far finta che nulla sia cambiato, quando l’evidenza ti viene sbattuta in faccia senza neanche tanti complimenti.??"

La favola del bambino amato e desiderato, cresciuto in un posto idilliaco non esiste più.
La paura di essere un sopravvissuto mi fa paura.A che cosa poi?

I terreni intorno alla casa in campagna stanno per essere venduti. Al posto del sentiero delle viole, delle primule e delle margherite ci sarà una strada nuova, il cimitero dei miei gatti e dei miei cani verrà completamente abbattuto….al sentiero dei ciclamini ho già rinunciato da tempo…. scomparso!!!

Non ho la voglia nemmeno di elencare tutte le cose che non ci saranno..anche la nonna, quella che è sopravvissuta a tutto e a tutti, ai suoi pregiati servizi di porcellana di Meissen deve subire il tempo che avanza…Non ci sente più….e starà ancora peggio quando i film in bianco e nero e tutta Rete4 passeranno sul digitale…

Non riesco a trovare una soluzione, rabbrividisco insieme a lei e mi accorgo che non bisogna voltarsi indietro, che non bisogna ritornare al proprio posto delle fragole, che bisogna andare avanti e che la nostalgia è un profumo raro che va annusato poche volte, perché è difficile reperirlo.

Tanto tempo fa, la primavera mi veniva annunciata dal fiorire dei giaggioli blu o ancora dallo spuntare di deliziosi e profumati narcisi all’ombra degli alberi ancora spogli; poi una volta giunta la bella stagione ti godevi il profumo dei gelsomini insieme a quello delle rose antiche e del glicine…

Era un altro mondo il mio, e non ha nulla a che vedere con quello di oggi.
Avevo due nonne di cui ero il centro della vita, una madre che mi vestiva come un piccolo lord, un cane, un gatto, delle anatre starnazzanti che mi seguivano come se fossi la loro madre, una cugina speciale e un giardino segreto.

Perché il fato ha concesso a Rossella o Hara di ritrovare la sua Tara sopravvissuta alla guerra di secessione e a me no??
Che cosa sono: un privilegiato o un nostalgico?

Stringo tra le mani una bottiglia di Violetta di Parma di Borsari. A quella non rinuncio proprio.

"E’ la storia di ognuno di noi, di chi a suo modo, cerca di scordare la sofferenza e le lacrime asciutte dell’ultimo sguardo sul disastro lasciato alle nostre spalle, tutti in fila per la partenza, prima di voltarsi per sempre, chinarsi e sollevare con mano incerta l’unico bagaglio concesso, la memoria. (Hélène Visconti, Straniera, Neri Pozza) "

Straniera





 

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